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on 2012/4/11 20:00:00 (49 reads)
Mi trovavo a Portland, una piccola città sulla costa orientale australiana, famosa per la pesca e la produzione manifatturiera di calzature. Poco più di 120.000 abitanti, un mare stupendo e una folta vegetazione a ridosso della costa. Facevo colazione sempre nello stesso posto, un locale vicino alla spiaggia con grandi ombrelloni all’aperto. I tavolini in legno erano incisi con nomi e scritte, centinaia di testimonianze di avventori precedenti. I camerieri e il personale erano di una gentilezza squisita, non ipocritamente servili, come a volte accade, ma sinceramente interessati a farmi tornare ogni mattina. Servizio veloce, cibo fresco, prezzi contenuti e simpatia. Un giorno mi trovavo a curiosare tra bancarelle di libri, in cerca di una prima edizione di un autore australiano da portare a casa come trofeo. Tenevo appunto in mano un vecchio libro, quando mi si avvicinò una ragazza decisamente convinta di conoscermi.
A volte capita che incontrando una persona fuori dal contesto abituale si stenti a riconoscerla. Lei allora mi elencò la mia consumazione abituale: “Caffè nero, insalata di tofu e torta di mele”. Ridemmo insieme pensando che mi aveva servito la colazione appena poche ore prima e per farmi perdonare la invitai a bere un caffè. Per rompere il ghiaccio mi complimentai per la buona gestione del locale in cui lavorava e insinuai scherzando che doveva esserci un rapporto idilliaco con il proprietario. Lei rise e mi disse che in un certo senso era proprio così. Mi spiegò che la maggior parte del personale, più di venti persone divise in tre turni, erano anche proprietari dell’attività. “Bene”, dissi, “così oltre ad avere un lavoro, a fine mese dividete tra di voi anche i profitti.” “Non proprio” mi spiegò, “in realtà io percepisco uno stipendio, i profitti vengono divisi equamente per mille, tanti quanto sono i soci proprietari.” “Mille?” La cosa si faceva interessante così ordinai altri due caffè. “Si”, mi disse, “siamo in mille a possedere quel locale, in un sito internet seguiamo l’andamento degli affari e ogni anno, sempre in rete, eleggiamo il Manager e l’aiuto Manager. Ma poi il locale è frequentato molto dai suoi proprietari, ci conosciamo quasi tutti.” “Interessante”, dissi, “è la prima volta che sento qualcosa del genere.” “Già”, rispose, “abbiamo iniziato più di sei anni fa, eravamo un gruppo d’amici, per lo più disoccupati e coinvolgendo altri conoscenti e con soli cento dollari ciascuno, ci siamo riusciti. Lo vedi quel supermercato in fondo alla piazza? Quello lo abbiamo aperto tre anni fa, solo prodotti organici e locali. Una scelta rischiosa per un qualsiasi privato, ma non per noi che siamo partiti con una base di mille proprietari e allo stesso tempo mille potenziali clienti, se possiedi un supermercato vai anche a farci la spesa. Usiamo internet per decidere insieme la politica aziendale, quali prodotti vendere e quali invece riteniamo dannosi per la salute.” Fece una pausa e mi guardò sorridendo, sapeva di avermi stupito e rincarò la dose: “Lo vedi quel negozio di libri a fianco del supermercato? L’abbiamo aperto due anni fa e credimi, sono bastati pochi spiccioli, tutti in casa, magari in soffitta, hanno scatoloni di libri di cui molto volentieri se ne vorrebbero liberare. In pochi giorni avevamo già 20.000 titoli. E così, progetto dopo progetto ora abbiamo ormai ventiquattro attività imprenditoriali, il mese prossimo apriamo un villaggio turistico a poche miglia da qui, dovresti venire a vederlo, è meraviglioso.”
Ora il mio stupore aveva lasciato posto ad una strana forma di rispetto e timore insieme, ordinai qualcosa da mangiare. “Ma allora”, chiesi timidamente, “la vostra è una specie di organizzazione che sta prendendo il sopravvento sull’intera città.” Lei rise, poi mi guardò seria, quindi rise nuovamente e i suoi occhi si persero all’orizzonte. “Quando sei anni fa iniziammo con l’attività del ristorante, la cosa destò molto interesse in città. Un po’ per l’alto numero di persone coinvolte e un po’ per la modalità con cui avevamo iniziato, tutta la città parlava di noi. Presto altri hanno voluto partecipare a questa nuova idea. Così abbiamo creato altri gruppi di mille persone e poi altri e altri ancora. Ora questa città appartiene ai suoi cittadini, il pub dove siamo seduti, così come la maggior parte dei negozi, fabbriche, persino banche e assicurazioni, allevamenti, aziende agricole e ogni giorno qualcosa di nuovo si aggiunge.” Si guardò intorno e con entusiasmo mi disse: “Qui non abbiamo praticamente disoccupazione e chi non lavora vive di rendita. Abbiamo all’incirca ottanta gruppi in città e la cosa si sta propagandando in altre parti dell’Australia. Abbiamo abbracciato il sistema capitalista, solo che da noi i capitalisti sono gruppi di persone comuni.” Ormai con il cameriere ci capivamo a semplici occhiate e arrivarono altre due bevande. “Ma allora”, dissi, “tutto ciò è molto più importante di quanto sembri, come l’hanno presa le istituzioni e gli imprenditori del posto?” “Gli imprenditori all’inizio ci deridevano, ci chiamavano quelli della colletta, poi tutto è cambiato in fretta, a lavorare a pieno regime erano solo le attività messe su dall’associazione di cittadini. Ci accusarono di boicottarli illegalmente e ci misero le istituzioni locali contro. Ogni nostra impresa veniva passata al vaglio scrupoloso delle autorità competenti. Ma ormai la città era con noi, quando è arrivato il momento delle elezioni abbiamo votato un nuovo consiglio comunale. Gli imprenditori che non hanno chiuso o venduto le loro attività ora collaborano con noi.” L’impeto con cui parlava tradiva gli scopi ideali che tutto ciò rappresentava per lei. Ma ancora stentavo a capire e chiesi: “Ma perché mille? E non cinquecento o duemila o il numero di persone necessario a raggiungere una certa somma prestabilita?” Si accese lentamente una sigaretta e inspirò profondamente. “Prima di tutto, volevamo che ad essere coinvolte fossero proprio le persone che più ne avevano bisogno, gente povera o disoccupata.” Mi sorrise in maniera enigmatica e disse: “Hai delle monetine in tasca?” Non capivo, ma stetti al gioco e cominciai a frugare nelle tasche, ne vennero fuori qualche moneta da mezzo dollaro e da un quarto, poi dalla giacca spuntò anche qualche euro e misi il tutto sul tavolino. Insieme li contammo calcolando il tutto in dollari. Il cameriere da lontano seguiva preoccupato lo svolgersi delle operazioni. “Bene”, mi disse, “qui hai all’incirca otto dollari, sono sicura che questi spiccioli non rappresentino poi molto per te. Prima di cominciare a tirarli fuori dalle tasche forse non sapevi nemmeno di averli. Ora moltiplica questi otto dollari per mille.” Cominciavo a capire, persino cifre esigue moltiplicate per mille si trasformano in somme ragguardevoli. “Inoltre”, aggiunse, “mille persone non sono molte, sei solo tu e altri 999.”
Ero rimasto molto colpito dalle rivelazioni della ragazza e volevo saperne sempre di più. Lei rispondeva alle mie domande volentieri e senza reticenze. Si capiva che era orgogliosa di ciò che avevano realizzato, ma altrettanto chiaro era il suo desiderio di diffondere il loro modello di economia. Nel frattempo la nostra conversazione si era trasferita nel patio di casa sua, dove, una stupenda vista sul mare, faceva da sfondo ad una cenetta improvvisata ed innaffiata da un ottimo vino. La casa era di legno, in stile coloniale, colorata di bianco e circondata da un grande giardino. Sfrontatamente le chiesi se la casa era di sua proprietà o in affitto. Lei sorrise ironicamente e poi , facendosi seria mi disse: “La casa, è una questione che il nostro gruppo ha affrontato fin dall’inizio. Ogni anno acquistiamo decine di case, purché abbiano un valore aggiunto, una particolare bellezza. Le banche ci appoggiano, anzi, per meglio dire, le banche siamo noi. Anche questa casa l’abbiamo comprata in partecipazione, io comunque pago un affitto. “ Ma allora” dissi, “se devi pagare un affitto, non ti giova a nulla che la casa appartenga al tuo gruppo.” Lei mi guardò divertita e disse: “Sei sicuro di ciò che stai dicendo?” Di fronte alla mia titubanza continuò: “Come ti ho detto, ogni anno compriamo diverse case e il guadagno che ricaviamo dalla loro locazione, diviso tra di noi, controbilancia in parte il costo dell’affitto. Abbiamo calcolato che tra venti o trenta anni quando avremo all’incirca un migliaio di case, l’affitto che ognuno dovrà pagare sarà solo una mera formalità, perché il dividendo sulle locazioni sarà pari all’affitto stesso.” Il ragionamento non faceva una piega, mi sentii uno sciocco e cambiai argomento. “Ma è possibile” le chiesi, “che tutto funzioni sempre bene, senza fallimenti, senza errori?” Lei sembrava aspettarsi questa domanda, si accese una sigaretta e disse: “Si, hai ragione, non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Il sistema con cui gestiamo le nostre imprese è a maggioranza. La maggioranza del gruppo decide per tutti. La democrazia non è un sistema perfetto. A volte la maggioranza di un gruppo trascina i suoi associati in qualche avventura rocambolesca, ma tutto ciò è istruttivo, le esperienze negative e gli errori sono il prezzo che paghiamo in cambio della nostra indipendenza e libertà di autodeterminazione.” Su, racconta” la incoraggiai, “cosa ad esempio non è andato per il verso giusto?”, lei sorrise maliziosamente e rispose: “Devi sapere che ogni gruppo ha il suo spazio web privato dove incontrarsi, controllare l’andamento delle varie attività e prendere decisioni per il futuro. Interagiamo attraverso la rete, magari ne discutiamo anche al Pub, ma le decisioni vere e proprie devono passare per il nostro sito internet. Ognuno dei mille associati ha il diritto di fare proposte su progetti già avviati, ma anche di proporre nuove iniziative imprenditoriali. Noi queste le chiamiamo ‘mozioni’. Se una mozione raggiunge 501 voti positivi si procede, a dispetto, naturalmente, di chi ha votato contro. Circa due anni fa, qualcuno ebbe l’idea che il nostro gruppo si sarebbe rafforzato investendo in borsa. La mozione passò con una maggioranza molto stretta. Le premesse erano buone, avevamo eletto un team di esperti e c’eravamo ripromessi di investire solo in società le cui finalità non fossero in contrasto con la nostra visione etica degli affari. Con il passare del tempo, il nostro team, in difficoltà per alcuni investimenti andati male, cercò di coprire le perdite investendo in prodotti finanziari puramente speculativi. Non solo avevano tradito la nostra fiducia, dopo poco più di un anno le perdite totali ammontavano a 700.000 dollari. Come vedi, anche il nostro sistema non è infallibile, ma per assurdo che ti possa sembrare, quel fallimento ci fu molto utile, ci tolse una volta per tutte la paura che un singolo episodio possa cancellare il lavoro di molti anni. Ci accorgemmo d’essere indistruttibili.”
La serata proseguì piacevolmente e, dopo aver conversato per ore, ancora non si era spenta la voglia di parlare del loro straordinario sistema economico. “Voglio anch’io entrare nel vostro gruppo.” Le dissi. “Ma non puoi” rispose “siamo già in mille, al massimo puoi metterti in lista di attesa e sperare che qualcuno voglia uscirne, ma non succede molto spesso.” Sorrise del mio disappunto, imitò la mia espressione imbronciata e poi disse: “Ma se vuoi puoi iscriverti ad un gruppo in formazione, ce ne sono molti.” “Ma non sarebbe la stessa cosa” risposi “Quando tornerò in Italia voglio avere qualcosa che ci accomuni, qualcosa da condividere con te” Lei sembrò compiaciuta dalla mie parole e riflettendo disse: “Sai cosa possiamo fare?! Scegliamo un nuovo gruppo e ci iscriviamo insieme.” Cosi dicendo allungò un braccio e prese un laptop . “Vedi?! Questo è il portale principale, quello creato da noi, il gruppo Alfa. Ora è usato dalla maggior parte dei gruppi per accedere ai loro spazi privati, altri invece, hanno preferito creare siti per conto loro.” Cliccò la sezione , digitò una password e si aprì la pagina. “Qui, come vedi, ci sono tutte le proposte per creare nuove attività con nuovi gruppi di persone.” C’erano vari progetti, almeno una cinquantina:
Fabbricazione impianti fotovoltaici. Adesioni 827 persone. Negozio di libri usati a Sidney. Adesioni 344 persone. Radio network a Portland. Adesioni 932 persone. Costruzione case ecologiche. Adesioni 722 persone Progetto dirigibili abitabili Adesioni 24 persone Cinema multi sala a Portland Adesioni 872 persone Autovetture a idrogeno. Adesioni 456 persone Coltivazione biologica a Portland Adesioni 853 persone Squadra di cricket a Portland Adesioni1265 persone Compagnia di assicurazioni Adesioni 933 persone Casa di riposo per anziani Adesioni 1124 persone Centro di cura e benessere Adesioni 1280 persone Casa editrice internazionale Adesioni 1124 persone E altri ancora.
“Quale ti ispira di più?” mi chiese. C’erano molte iniziative interessanti, altre incuriosivano tanto erano strane e improbabili. “Vediamo il negozio di libri usati” Lei vi cliccò sopra e si aprì la pagina del progetto che leggemmo insieme. “Interessante” disse “chiedono, a chi aderisce, cento dollari e dieci libri dal proprio scaffale. Sito e-commerce, vendita on line su siti specializzati dei libri più rari e interessanti. Negozio in centro a Sidney. Non male, partiranno fin dall’inizio con 10.000 titoli, sarà una libreria enorme. Solo che non possiamo partecipare, chiedono la residenza a Sidney. Avere gli associati nella stessa città è una garanzia anche per gli eventuali progetti che metteranno in campo in futuro. Gli associati sono un serbatoio di potenziali clienti.” “Prova allora” dissi io “la casa editrice internazionale” Leggemmo anche questa proposta, molto dettagliata anche riguardo la linea editoriale, medicina alternativa, storia, controinformazione, scienza alternativa. “Qui chiedono 250 dollari ed è aperto a tutti, solo che hanno aderito già 1124 persone, quando le adesioni saranno più di 1200, il gruppo verrà lanciato ufficialmente recapitando una e-mail a tutti coloro che si sono iscritti. Naturalmente la precedenza andrà ai primi 1000, solitamente molti non riconfermano, ma quasi mai superano il dieci per cento. Voglio dire, che saremmo fortunati a entrarci, comunque non ci costa nulla tentare.” Continuammo così fino a notte inoltrata, progetto dopo progetto, spesso ridendo delle idee più ambiziose, come i dirigibili a forma di dischi volanti, arredati all’interno con cucina e camera da letto. Pensammo a come sarebbe stato bello viaggiare in quel modo. Ci iscrivemmo alla fine a tre progetti, la casa editrice, la radio a Portland, visto che oltre ad acquisire una piccola radio locale, avrebbe trasmesso on line anche nel resto del mondo e per finire, il progetto di acquisizione di un enorme hotel a Melbourne, che grazie al supporto di banche etiche di Portland, richiedeva un basso investimento. “E allora ? Cosa ne pensi?” mi chiese allegramente. “Penso …” risposi “che ora che siamo soci in affari, dovremmo andare a festeggiare in qualche bel locale lungo la spiaggia.”
Opera di fantasia di Maurizio Biaducci
maurizio@antitetico.net
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on 2012/4/22 13:00:00 (38 reads)
Certo che l'idea di compartecipazione economica, così come l'ho presentata, può sembrare a molti un racconto di fantapolitica. Una rappresentazione al limite dell'immaginabile, completamente sconnessa dalla realtà, complicata e problematica soprattutto nella sua attuazione pratica. Chiunque abbia partecipato ad una riunione condominiale, sa quanto sia difficile mettere d'accorto una dozzina di inquilini su questioni a volte anche marginali, figuriamoci la gestione di un impresa da parte di un migliaio di persone, improponibile. E' facile immaginare gli innumerevoli contraddittori riguardo le nomine, le strategie, le finalità e tutto quello che concerne la gestione di un capitale.
L'idea non riguarda semplicemente la gestione partecipativa, bensì la gestione partecipativa attraverso un media informatico, ovvero una piattaforma di gestione informatica sull'esempio dei social network moderni. Così come un social network regola l'interazione tra milioni di persone, la formazione di gruppi, la gestione di contenuti, messaggi e via dicendo, così anche una piattaforma di supporto all'economia partecipativa dovrà essere in grado di assistere migliaia di utenti attraverso i processi decisionali che comportano la creazione e la gestione di un capitale. Per cui ben vengano i contraddittori se sono all'interno di web forum dedicati, ben vengano anche migliaia di proposte e candidature, purché siano gestite automaticamente da un programma informatico in grado di dare risultati basati sull'equità e il consenso maggioritario.
Seppure nel racconto vengono proposti, come esempio, raggruppamenti di mille persone, il programma gestionale dovrà essere adattabile ad un numero indefinito di persone, supponiamo, a partire da 3 fino a svariati milioni. Questo per non porre limiti a progetti di aggregazione tra i più disparati, grandi e piccoli. Un intera città potrebbe decidere di gestire una compagnia elettrica, mentre una decina di persone potrebbero mettere in piedi un agriturismo o una piccola attività commerciale.
Ho sempre pensato che la creazione di un portale e di un programma gestionale di economia partecipativa dovesse per sua natura, a garanzia di equità e trasparenza, nascere con un progetto pilota, su cui testare le dinamiche di aggregazione, valutarne i limiti e le incongruenze. Qui si tratta in effetti di informatizzare un sistema democratico di gestione ed un progetto pilota, anche semplice, offre gli spunti indispensabili per la sua stessa creazione.
Maurizio
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